giovedì 19 maggio 2016

I Balcani visti da me - parte 2

Sabato 23 aprile

La serata porterà alla modifica dei piani diurni..

Nonostante la buona volontà ci svegliamo tardi e usciremo a scoprire la città non prima delle 10.30
Andiamo verso la stazione degli autobus facendo una colazione volante, succo d’arancia e dolce al cioccolato per D. e hot-dog con formaggio per me.
Alla stazione ci dicono che il primo bus per Novi Sad è a mezzogiorno e che ci vorrà un’oretta e mezza per arrivarci.. valutiamo il da farsi e purtroppo optiamo per rinunciarci visto che abbiamo ancora un po’ di cose da vedere a Belgrado.

Così decidiamo di andare alla Chiesa di San Sava, la più grande cattedrale ortodossa d’Europa; siamo fortunati.. è il w.end che precedere la pasqua e fuori dalla chiesa è già festa.
Nel giardino di fronte ci sono venditori ambulanti di uova dipinte, giochi per bambini, immagini sacre, corone di alloro, dolci tipici come le mele ricoperte di zucchero colorato, campanellini con attaccata la bandiera serba.
E’ bello vedere e vivere l’ambiente di festa che circonda la chiesa ed anche la statua del Principe Karadorde sembra approvare.
La chiesa all’interno è ancora in costruzione, c’è perfino una gru al centro e le immagini sacre sono giusto all’ingresso e in una cappella nell’angolo a sinistra.

Da qui procediamo a piedi verso il centro, facendo diverse soste.. del resto la giornata è splendida, si gira in maglietta ed è anche piacevole fermarsi a bere una birra guardando lo struscio cittadino.
Vediamo la torre della tv
Sono i primi segni di questa guerra che vediamo con i nostri occhi; fino ad allora potevamo essere in qualunque città europea moderna mentre ora iniziamo ad entrare in quella fase del viaggio che ci eravamo preparati a casa, leggendo e studiando parecchio sull’argomento.
Notiamo che uno dei due palazzi è in fase di ristrutturazione, a breve diventerà un nuovo centro commerciale o una nuova banca.. chissà, mentre l’altro (quello con minori segni) è ancora lì che ti osserva, con un giovane militare di guardia e ti ricorda che fino a pochi anni fa qui c’era poco da ridere e scherzare.
e poi andiamo alla ricerca dei due palazzi bombardati dalla Nato.. il primo, in Generalštab, era la sede del ministero della Difesa e quartier generale dell’esercito ed è forse quello più segnato e sventrato dal fuoco internazionale.

Non entrerò mai in merito alle discussioni sulle cause e ragioni di questa guerra, penso che ci ha tempo e voglia di informarsi può farsi una propria idea ben precisa e capire che alla fine non è stata una sola guerra tra popoli vicini ma qualcosa che ha interessato anche (soprattutto?) fattori esterni; tutto quello che scriverò sarà la semplice visione ed impressione personale di quello che ho visto, sentito e respirato nei pochi giorni passati qui.

Detto questo, ci siamo fatti l’idea che la scelta di mantenere i palazzi in questo stato sia dovuta dalla volontà di ricordare quel periodo; ma più che a se stessi sembra un segnale rivolto ai vicini occidentali.. come a dire “ricordatevi quello che ci avete fatto”.
Questa cosa la noteremo in particolare quando ci fermiamo davanti al secondo palazzo bombardato, quello della Tv di Stato RTS, dove c’è una lapide con i nomi delle vittime con una domanda semplice ma molto forte, ““Zašto?” (Perché?).

Nel nostro passeggiare per il centro passiamo per la chiesa di San Marco, anche questa molto bella da vedere e con le stesse scene di festa viste precedentemente, e per il palazzo Presidenziale, il Parlamento e la piazza Nikole Pašića.
La bella giornata ci porta a volerci rilassare alla Fortezza, risaliamo la via pedonale affollatissima dato che è sabato ed arriviamo alle mura fermandoci prima per una sosta cibo da Loki.
Loki è un chiosco che vende specialità da mangiare al volo, uno street food locale frequentato più che altro da gente del posto.. sarebbe soddisfatto di noi lo chef Rubio.
Prendiamo Pljeskavica con Kaymak ed il risultato è esagerato! Spettacolare.
Arrivati alla fortezza, saliamo sull’osservatorio per goderci la vista mentre intorno a noi i bambini si scatenano partecipando ai dei giochi medievali organizzati per loro.. combattimenti di spade di legno, canzoni, bambine vestite a festa..
Rientriamo in appartamento verso le 6 per riposarci per la serata e preparare il bagaglio per la mattina seguente, il transfert verso Sarajevo passerà a prenderci alle 10 ed ormai la città bene o male l’abbiamo vista tutta.

Il sabato sera inizia dalla skadarlija, torniamo da Tri Sesira e facciamo fatica a trovare un tavolo per due.
Intorno a noi qualche turista e molti tavoli di gente del posto; cena deliziosa con antipasto di insalatura russa, peperoni ripieni, salumi e poi agnello e manzo stufato.. di certo la Serbia non è posto per vegetariani.

Distratti e carichi dalla serata incappiamo nella prima e fortunatamente unica truffa del viaggio, per andare nella zona dei locali prendiamo il primo taxi che troviamo e distrattamente non guardiamo il tassametro.. arrivati a destinazione ci spara una cifra esagerata.
Qui reagiamo come sempre in questi casi, dando la cifra che per noi era corretta e scendendo dal taxi a parole dure verso il taxista ma questo ci insegue e minaccia supportato da un collega; alla fine aggiungiamo un 3 euro per evitare ulteriori problemi e ci dedichiamo al sabato sera.

Si vede subito che è sabato, traffico, ragazze in gonna e tacchi che corrono verso i locali, buttafuori già pronti sull’ingresso..
Nonostante questo entriamo facilmente al Cinnamon.. locale molto ben frequentato ma con un difetto, è piccolissimo e praticamente si è stretti come sardine; per questo optiamo per andare di nuovo al Tranzin
La serata scorre vie bene anche se il posto è veramente strapieno ed il fumo quasi insopportabile, però non decolla mai del tutto nonostante il ballo alla Richie Finestra.
Verso l’1 e mezza proviamo a cambiare posto ma ci imbattiamo con la severa regola della “Reservation”.. al 3° rimbalzo consecutivo beviamo una birra nell’unico posto in cui entriamo (ma che sembrava un covo di turisti americani) e alle 2 e mezza torniamo verso casa.. non senza fermarci ad asciugare con dei dolci in una panetteria aperta
Ma bene così, la domenica ci aspetterà uno dei trasferimenti più lunghi e la sveglia non suonerà tardissimo.

Domenica 24 aprile
Prima frontiera

La domenica doveva essere una di quelle giornate noiose dedicata al trasferimento da Belgrado a Sarajevo ma, nonostante le quasi 7 ore di viaggio, abbiamo avuto modo di avere degli spunti interessanti sulle prime differenze tra i due paesi ed avere un’anticipazione di quello che ci attendeva al nostro arrivo.
La sveglia suona abbastanza presto e verso le 9 siamo già per le strade deserte di Belgrado a fare colazione; il cielo è grigio, scende una leggera pioggia inglese che di certo non invoglia i cittadini ad uscire per strada così presto.
Tra le varie opzioni, per muoverci verso Sud, abbiamo deciso di utilizzare la GeaTours.. compagnia specializzata in questi trasferimenti con minipulmini da 8-10 posti.
L’avevo già usata 9 anni fa per fare la trasferta Belgrado-Budapest ed in questi anni devo dire che i mezzi sono migliorati così come la puntualità.
Infatti alle 10 arrivano sotto casa nostra e prendiamo quelli che saranno i nostri posti per le prossime ore; come sempre il pulmino lascerà la città solo un’oretta dopo.. il tempo di caricare i passeggeri sparsi per le varie vie di Belgrado e poi si sfreccia verso la nostra nuova meta.

Il primo pezzo è fatto in un’autostrada costruita da poco ma tutto il resto del viaggio sarà su strade statali a singola corsia, passando in mezzo a paesini o per colline e montagne.
Guardando dal finestrino ci impressiona la quantità di verde presente.. solo qualche campo coltivato e qualche villaggio lo interrompono.
Prima della frontiera, in terra serba, ci fermiamo in un autogrill.. spendiamo gli ultimi dinari prendendo una Jelen e qualche cosa da sgranocchiare per quello che sarà il nostro aperitivo serale e poi ci immettiamo nella lunga coda che si è creata nel posto di frontiera.
I controlli saranno rapidi e abbastanza superficiali anche se alla fine una buona mezz’ora la si perde.

Siamo in Bosnia, o meglio.. siamo in Republika Srpska, una delle due entità della Bosnia Herzegovina; qui è ancora tutto “serbo”.. lo si vede dalle bandiere, dalle chiese ortodosse, dalla birra in vendita nei negozi (l’immancabile Jelen), insomma.. abbiamo passato una frontiera ma per il momento non ci sembra di aver lasciato la Serbia.
Nei vari paesini che passiamo vediamo i segni della guerra.. alcune lapidi sulle montagne, dei ruderi di case abbattute o facciate con i segni di proiettili e tante chiese nuove o ricostruite che servono per “segnare” il territorio.
Per il resto il panorama alla lunga diventa abbastanza monotono e di sicuro la pioggia, la nebbia ed il grigio ci conciliano il sonno interrotto solamente da una sosta per un thè caldo in una locanda di montagna.
Verso le 17.30 ci avviciniamo a Sarajevo, siamo ancora in Rep. Srpska e le bandiere color Rosso/Blu/Bianco sono sempre più frequenti e più grandi; solo quando vediamo il cartello che segna il confine capiamo di essere arrivati in città.

Sarajevo ci accoglie con un aria gelida e un cielo cupo.. il nostro appartamento è centrale e guardando dalla finestra che affaccia sul cortile interno vediamo le facciate dei palazzi con ancora dei segni di proiettili.. a distanza di 20 anni i segni sono ancora ben presenti e vivi.
Ci sistemiamo, riscaldiamo e beviamo la nostra birra in attesa di uscire per cena.. le strade della città sono deserte e la prima impressione non è del tutto positiva, siamo nella parte occidentale e la via pedonale è piena di negozi moderni ed occidentali.. ma ci penseremo domani a scoprirla bene e a valutarla.

A cena andiamo nel birrificio della Sarajevsko, la birra cittadina.. il birrificio ha una lunga storia e non si fermato neanche durante la guerra; anzi leggendo sembra che la birra prodotta poteva diventare anche una importante merce di scambio.
L’interno del birrificio è molto retrò con pareti in legno, tavoloni e lampadario ottocentesco; la birra poi è ottima (in particolare la rossa Tamno) e la cena con antipasto misto, calamari e alette di pollo speziate non è niente male.

Rientriamo nell’appartamento mentre la pioggia si sta trasformando in un lieve nevischio.. si tra preparando per il tour olimpico che faremo il giorno seguente.

lunedì 16 maggio 2016

I Balcani visti da me - parte 1

giovedì 20 aprile
ore 06.00

E ci siamo, a distanza di qualche mese siamo di nuovo in viaggio; questa volta niente voli transoceanici, si rimane vicino a casa.
Ma dove si va?
Non c’è una sola risposta.. dipende da con chi parli e soprattutto da quale punto di vista si guarda la meta finale.. Balcani? Oriente? Europa? Ex-Jugoslavia?.. di certo è un posto che tutti hanno ben presente anche se purtroppo più per la sua storia recente che altro.. della guerra di metà anni 90 agli anni attuali fatti di nuove frontiere e di migranti che attraversano questi luoghi cercando di arrivare nella “ricca” Europa.

A pensarci bene uno si chiede cosa conosciamo noi di questi luoghi così vicini fisicamente; penso non molto, la maggior parte si ricorda di qualche minuto sui telegiornali dedicato alla nuova fabbrica Fiat o di Calzedonia oppure un concerto di Goran Bregovic, o forse se si scava più nella propria memoria torna in mente qualche immagine di una guerra che non capivamo o, più probabile, che faceva comodo non vedere.
Io ero “piccolo”, 12-15 anni non sono abbastanza per avere ricordi precisi.. giocavo a pallone, scoprivo i primi amori, entravo delicatamente nell’adolescenza; ci penso ora… incontrerò coetanei che non hanno avuto la mia fortuna.
Oltre a questo ci sono i posti da visitare, luoghi che non saranno Roma o Parigi ma spero più reali, più vissuti, più da vivere.

La prima tappa sarà Belgrado, non si poteva non partire da qui per un viaggio simile; città in cui ero già stato 9 anni fa, ma allora avevo altra testa, si privilegiava la serata e la sua famosa nightlife alle visite.
Ma ho un bel ricordo, la genuinità delle persone, lo stadio, la fortezza innevata, una città in evoluzione.

Belgrado.. dove tutto è iniziato, in lotta perenne con il dominio altrui.. romani, mussulmani, austro-ungarici e forse anche con se stessa; città mai doma che son curioso di vedere se si è piegata alla cultura occidentale o se sotto sotto mantiene dentro di se quel fuoco che ha sempre avuto.
Ci sono 870 km tra Milano e Belgrado, meno che tra Milano e Madrid, ma sembra che si stia andando in un altro mondo..


Ore 17.50
Sto aspettando che arrivi D., compagno di questa avventura anche se partiti con due aerei diversi.

Prima giornata bella, sarà che il tempo è spettacolare, sole con 20/25 gradi ed una leggera brezza che è perfetta per girare la città.
Volo aereo con Air Serbia, gran bel servizio e dal finestrino ho potuto godermi del panorama; prima gli Appennini, poi l’Adriatico con le sue coste (Italiana e Croata) che si guardano tra loro; la nostra tutta spiaggia, la loro tutta isole e colline che salgono appena dopo il mare.
Poi tutta la campagna balcanica, poche case, molto verde e, procedendo verso Belgrado, campi coltivati che spiccono con il color giallo forte… tra qualche giorno l’attraverseremo questa terra

Aeroporto di Belgrado moderno e pulito dove mi colpisce trovare sul muro del nastro consegna bagagli il retro di una Fiat 500 che crea l’effetto ottico che le valigie escano dal suo bagagliaio; bella trovata pubblicitaria con scritto ben grande “prodotta in Serbia”.. e bravo Marchionne.

L’ingresso in città è piacevole, auto nuove, tutto pulito e in ordine, centri commerciali nella New Belgrado, bandiere russe vicino a quelle Serbe.
Piazzato in appartamento mi tengo il centro per i prossimi giorni, girovago tra piazza Repubblica e stazione dei bus e trovo la gente cambiata.. più attiva, più moderna, più viva.. mentre le ragazze rimangono le stesse, sempre molto affascinanti.

Vado a Zemun, ormai fa parte della città ma una volta era una cittadella a se stante, l’ultimo avamposto dell’Impero Austro-Ungarico.
Per andarci uso il bus di linea.. ogni fermata con mappa illustrativa, bus nuovi, autista che parla inglese.

Zemun è un posto tranquillo, si affaccia sul Danubio ed è perfetto per rilassarsi passeggiando per le vie pedonali piene di caffè e bar con tavolini all’aperto che occupano praticamente tutta la strada.
Salgo fino alla torre del Millennio e dalla collinetta ho una vista completa della città, dei fiumi e della chiesa ortodossa lì vicino.
Seguo l’andazzo e bevo una birra mangiando Cevapi prendendo il sole guardando la gente che cammina sul lungo fiume; la zona mi sembra un po’ “In”, tra auto di lusso e ristoranti eleganti.
Al rientro mi fermo sul ponte, guardo la fortezza e i barconi sulla Sava fino a quando non mi mescolo nella folla.. in poche ore posso già dire che Belgrado c’è ed è bella viva!


Ricongiunto con D. siamo pronti per la prima serata!
Iniziamo subito bevendoci una Jelen, la birra serba più famosa, nei tavoli esterni dell’hotel Moskva.. guardiamo chi passa, ci si confronta sul viaggio e sulle prime impressioni; dopo tanti viaggi da solo è bello aver la possibilità di confrontarsi con un amico su quanto si sta vivendo insieme in quel momento.

A cena invece andiamo nella Skadarlija, la via dei ristoranti più famosa di Belgrado.. sarà diventata anche un po’ turistica, ma ci piace immaginarla come era una volta, con gente locale che si mescola con faccendieri in trasferta o eleganti signore appena scese dall’Orient Express.
La via è vivace, ogni ristorante ha la propria compagnia di musicisti che accompagna la cena con musiche balcaniche e fortunatamente ai tavoli c’è anche parecchia gente del posto e non solo turisti/viaggiatori.

Torniamo al Tri sesira, uno dei ristoranti più famosi.. 9 anni fa, in una notte di neve con pochi tavoli, il cameriere ci raccontava di quando erano venuti Berlusconi e Craxi e della sfida Stella Rossa e Milan… ora invece facciamo fatica a trovare posto.
Proviamo un piatto di antipasto locale con prosciutto, formaggio acido, crema di pollo e gnocco fritto e poi portata principale con medaglioni grigliati e karađorđeva
Tutto molto buono e, visto il posto, prezzi bassi.

Siamo abbastanza stanchi, in particolare io che mi son svegliato alle 4, ma non vogliamo mollare la nightlife.. e così andiamo in ricognizione nella zona del Mikser House; è piena di locali, piccole disco, ma troviamo in giro poca gente.. alcuni posti hanno giusto dentro un paio di persone.
Strano e a questo punto o proviamo il Mr Stefan Braun o torniamo a casa… ragioniamo che siamo solo all’inizio e che abbiamo altre due serate da spendere a Belgrado, così verso l’1 suona il nostro gong della ripresa finale.

Venerdì 21 aprile
Nuovo vs Vecchio, Crvena Zvezda vs Partizan

Il venerdì a Belgrado è stata la giornata passata alla scoperta della colonna vertebrale di questa città.. dal centro storico e alla sua fortezza fino a quello che si può definire una parte di cuore e la sua anima pulsante.. la grande rivalità calcistica tra Stella Rossa e Partizan.

Ci svegliamo presto, anche oggi il sole illumina le strade del centro e già durante colazione vediamo le vie che si animano di gente.. lavoratori, studenti, commesse arrivano senza troppa fretta ed iniziano a vivacizzare la città.
Alle 9 anche piazza delle Repubblica e la parte pedonale della Kneza Mihaila sono mezze vuote; la fontana, qualche libreria, i palazzi con simboli nazionali, dei murales.. la camminata verso la fortezza è piacevole e, per fortuna, finora le grandi marche non hanno ancora conquistato la totalità dei negozi del centro.

La fortezza Kalemegdan , senza neve, mi sembra più un parco.. le mura non la rendono né imponente né incutono timore, anzi… ti accompagnano e ti invitano ad entrare, a scoprirla e a goderti un meritato riposo.
Per arrivare al punto più panoramico si passa tra veditori ambulanti di souvenir.. cappelli dell’armata jugoslava, magliette con su il tennista Djokovic o il leader russo Putin e tante tante bandiere o maglie con la bandiera serba.
Superato il primo ponte ci si imbatte nel museo militare.. carri armati, missili e cannoni son lì in bella vista.. dei bambini ci giocano, delle ragazze fanno delle foto; meglio così che nelle 110 e passa battaglie affrontate qui.

Dall’alto della fortezza, la vista è spettacolare.. in lontananza la new Belgrado, la torre della Tv, i palazzi che entrano nel corrente architettonica definita brutalismo, le barche sulle riva del fiume che si preparano alla stagione estiva, i ponti e soprattutto l’incontro tra la Sava ed il Danubio.
Troviamo la piccola chiesa con un bellissimo e colorato mosaico al suo esterno e poi torniamo nel cuore pulsante della città.. ora camminare per la via pedonale diventa più difficile ed i tavolini dei bar sono pieni di gente.


Visitiamo la chiesa di San Michele e pranziamo lì di fronte nella famosa taverna senza nome, con il ? come insegna.. mangiamo bene, Cevapi e Srpska salata, anche se qui si ha più la sensazione di essere in un posto turistico.
Siamo curiosi di vedere anche l’unica moschea presente a Belgrado ed arrivandoci passiamo di fronte all’hotel Royal.. luogo che mi aveva ospitato 9 anni fa; dall’esterno non sembra cambiato, l’insegna che non nasconde i suoi anni ed il portiere forse avrà visto cambiare la città più volte ma non il suo luogo di lavoro.

Sarà il sole, ma la città mi sembra più aperta al turismo e alla novità, una città in evoluzione positiva che sta recuperando l’antico splendore; per quanto riguarda il turismo, mi sembra che sia rivolto principalmente a quello interno o verso clientela russa.. la vicinanza la si sente e si respira con bandiere, pubblicità della Gazprom, le maglie di Putin in vendita.

Il pomeriggio ci allontaniamo dal centro ed andiamo al Mausoleo di Tito e il museo della storia Jugoslava; dall’esterno notiamo che è un po’ lasciato andare, poco curato.. però è stato bello visitare entrambi.
Nel mausoleo è stato interessante vedere le varie statue situate nel parco, leggere la storia e vedere le fiaccole fatte dai giovani pionieri o la divisa del Maresciallo.. solo una cosa ci è parsa un po’ superficiale, gli anni della recente guerra sono stati liquidati in poche righe, quasi come non fosse successa.
Anche il museo l’abbiamo trovato interessante, in particolare rivedere i vecchi manifesti di propaganda ci ha fatto capire come fossero innovativi e moderni per l’epoca; qui abbiamo avuto la sensazione che si cerchi di recuperare il passato della Jugoslavia, apprezzandolo e reinterpretandolo.

La parte finale di questa intensa giornata non potevano non dedicarla al Dio pallone… la rivalità tra Stella Rossa e Partizan è sicuramente tra le più accese al mondo, paragonabile ad un River-Boca; la settimana precedente c’era stato il derby e le immagini che avevamo visto rendevano bene l’idea di questa cosa.
Tra l’altro i due stadi distano di poche centinaia di metri e questo ci ha facilito la visita.
Iniziamo da quello del Partizan dove, a parte i colori bianconeri che non mi piacciono, troviamo uno stadio nuovo e ben tenuto.. riusciamo a fare anche un giro al suo interno (dove sicuramente il guardiano si è intascato i soldi che ci ha chiesto per farci da guida..), tra sala trofei, foto delle squadre vincenti (tra cui notiamo quella di un giovanissimo Jovetic) e soprattutto giro a bordo campo.

Totalmente differente quello della Stella Rossa, sicuramente più vissuto e con più storia, ma l’abbiamo trovato molto lasciato andare.. quasi abbandonato a se stesso.
Facciamo due parole con il ragazzo dello shop ufficiale, ci suggerisce i giovani talenti che giocano quest’anno in prima squadra e ricordiamo insieme i nomi dei vincitori della Coppa dei Campioni del 91.. da Jugovic, Prosinecki, Mihajlovic, Savicevic e il mitico Pancev.
Tra l’altro all’interno dello stadio è presente anche il negozio dei famosi ultras della Stella Rossa, un po’ come se all’Olimpico ci fosse il fan shop degli Irriducibili.
La giornata è al termine e ci rilassiamo bevendo una birra nel bar dello stadio, vista sul terreno di gioco

Rientriamo in appartamento giusto in tempo per organizzarci la serata che, questa volta, vogliamo sfruttare in pieno.
Al posto di andare nella skadarlija, proviamo una Kafana meno turistica, la Srpska kafana.. ambiente che quasi si è fermato nel tempo con tavoli e sedie in legno, pareti ricche di foto e un duo che suona e canta con fisarmonica e chitarra.
Mangiamo molto bene attingendo dal menu tipico serbo.. šopska salata, karađorđeva (maiale ripieno di formaggio, pancetta e kajmak, arrotolata, impanata e fritta), l’immancabile Jelen e doppio assaggio di rakija, la grappa locale.
Intorno a noi assistiamo ad una serata tipica serba.. il tavolo vicino, finito di cenare, si alza a ballare e cantare insieme ai suonatori, una vecchietta cena da sola leggendo il giornale non curante del casino e della musica, una giovane coppia si gusta la cena fumando dal primo all’ultimo minuto.

Finito di cenare è finalmente il momento di testare la famosa nightlife.. per le strade è pieno di gente e notiamo che praticamente qui mangiano un po’ a tutte le ore, tra take away e negozi d’alimentari aperti un po’ tutta la notte.
Torniamo nella zona del Mikser House.. in questo spazio culturale nel w.end c’è manifestazione di tango.. bello ma non siamo ballerini e quindi non fa per noi; per fortuna nei dintorni è pieno di locali interessanti.. son quel tipo di posti da pre-disco che poi si trasformano e vanno avanti fino alle 3-4 di notte..
Abbiamo l’imbarazzo della scelta.. Club Ludost, Mladost, Klub Čorba Kafe, Tranzin Bar, Cinnamon e lì vicino c’è la famosa discoteca Brankow.
La zona è molto ben frequentata, e dopo un primo rimbalzo al Cinnamon entriamo al Tranzin Bar.. quella che doveva essere una bevuta e via ci porterà a star lì tutta la notte.
Tra le varie cose notiamo che in 9 anni lo stile di serata non è cambiato per nulla.. zero pista di ballo, ambiente pieno di tavolini dove la gente si raduna intorno per bere, socializzare e ballare, fumo continuo che rende nebbioso l’interno del locale.