lunedì 21 gennaio 2013

La mia Cina - parte 6

Usciti dal quartiere tibetano, verso le 8, vediamo un bel po’ di gente che entra nel ristorante e così decidiamo di andarci anche noi.
Il ristorante è pieno e dopo un po’ di coda ci sediamo al tavolo. Qui prendiamo qualche raviolo di accompagnamento, Teri dell’anatra affumicata e io provo la carne di Yak.
Tutto molto saporito, forse un po’ troppo però non male dai.

Tornati in ostello, ci docciamo e ci rilassiamo un attimo al bar dell’ostello bevendo qualche birra..e verso le 10 usciamo.
Puntiamo secchi ad un locale trovato su internet che si diceva frequentato anche stranieri, il Club Panama.
Il taxista ci lascia davanti a una piazza con intorno una specie di minicentro commerciale a due piani; è presto per le nostre abitudini ma il posto è già bello pieno.
Prima cosa, pit stop in bagno… è un cesso pubblico e l’odore che esce è una cosa mai sentita prima, quasi da svenire, è senza dubbio il bagno più sporco in cui sia mai stato.
Corsi fuori iniziamo a muoverci per il locale.. è piccolino; c’è un bancone laterale, una pista da ballo, televisori con programmi occidentali sulle pareti e dei tavolini appena fuori.. sembra un mini discopub nostrano.
Come gente c’è un po’ di tutto.. alcuni ragazzi/uomini occidentali, delle turiste americane e delle ragazze cinesi.
Prendiamo le prime birre e studiamo la situazione; forse l’età media non altissima (intorno ai 20-25 anni) ci spinge a muoverci dal locale in cerca di fortuna.
Così alle 11 prendiamo un taxi verso la discoteca Babi (altro locale che avevo trovato su internet), il taxista non la conosce e utilizzando le mappe provo ad indicargli il posto.. niente da fare, giriamo a vuoto lungo strade deserte e buie.
Scendiamo dal taxi e proviamo a chiedere a un giovane ragazzo, ci dice di seguirlo e prendiamo un taxi con lui (lo stesso che ci aveva portato lì e che furbamente non si era mosso) e alla fine il giovane ha scroccato un passaggio fino ai suoi amici e ci ha mandato in una zona a sud della città.
Questa zona effettivamente è piena di locali, però ci da l’impressione di non essere molto accogliente.
Qui non ci sono occidentali, nei bar son tutti seduti e la discoteca Babi è vuota.. Niente, ci muoviamo di nuovo e visto che siamo per strada ci fermiamo allo Shamrock per vedere la situazione.. il locale è mezzo vuoto e troppo tranquillo e quindi optiamo per tornare al Panama.

Dopo aver perso 1 ora in giro per la città arriviamo al Panama a mezzanotte, con piacere notiamo che è ancora più pieno e che di fianco si è animato anche un secondo locale.
La birra scorre a fiumi, la serata scorre veloce e intorno a noi si vedono le scene più assurde.. occidentali al tavolo con cinesi, alcuni ragazzi di colore che vengono rimbalzati dalle cinesi e ripiegano sulle turiste americane, rapper orientali..c’è un po’ di tutto.
Alle pareti poi stanno facendo vedere in diretta la partita Juventus-Napoli, Teri si fa un po’ distrarre e mentre beve birra da un po’ d’attenzione alla pista e un po’ al match della sua squadra.
Io mi fermo a parlare con una ragazza a bordo pista e ad un certo punto sento una persona che mi prende per la camicia, mi strattona, mi urla nell’orecchio… non capisco cosa succeda, magari il fidanzato geloso o un amico ubriaco… lo guardo bene in faccia, è Teri che esulta come il peggiore degli Ultras per il goal della Juve..
Io cerco di mantenere un aplomb inglese e continuo a parlare con la ragazza facendo finta di nulla ma ovviamente lei scoppia a ridere per la scena.
Passiamo la serata a far da spola tra i due locali ballando il famoso Gangastyle a non più non posso.
Faccio due parole anche con alcune ragazze che tra le cose più curiose mi chiedono quante ragazze ho in Cina.
Arriviamo alle 5 e quando pensiamo che la sveglia per il Qingcheng suonerà alle 8 optiamo per tornare in ostello.

In taxi, quando tutto sembra tranquillo e siamo in fase relax, un pazzo ubriaco si butta in mezzo alla strada a dorso nudo e urla qualcosa al taxista.. andiamo a dormire e penso che questa è una città di pazzi!

21 ottobre Qingcheng

E’ domenica sera, siamo appena tornati da cena e siamo abbastanza stanchi; oggi siamo stati al Qingcheng, una montagna taoista un po’ fuori Chengdu che, nonostante non fosse nel programma originario, ci è piaciuta parecchio.
La giornata, come era prevedibile, è iniziata abbastanza in salita.. l’essere andati a dormire alle 5 e mezza dopo una serata di livello fa si che, quando la sveglia è suonata solo 3 ore dopo, non siamo così freschi e riposati.
La doccia rigenerante e un’abbondante colazione ci ridanno un po’ di energie e alle 9 e mezza siamo già alla stazione dei treni per muoverci.
La nostra idea era di prendere il moderno e veloce treno che nel giro di 20-30 minuti ci avrebbe portato ai piedi della montagna; però non abbiamo valutato il fatto che è domenica e che quindi chi può cerca di fuggire dalla città verso le mete più tranquille.
Di conseguenza non c’è neanche un posto libero, tutti i treni sono già full e noi dobbiamo cercare un’alternativa.

Leggendo la guida si parla di un bus che ci metterebbe un’oretta, così corriamo in metro verso la stazione degli autobus e proviamo a vedere se c’è veramente e se riusciamo a prenderlo.
Mentre ci avviciniamo alla stazione notiamo come la città sia ancora ferma, è la prima volta che vediamo un luogo in Cina così tranquillo, non c’è traffico, la gente sui marciapiedi è poca, sono aperti solo pochi negozietti..
Siamo sfortunati, l’ultimo bus è partito una decina di minuti prima del nostro arrivo.. son già le 10 e mezza e incominciamo a pensare che oggi non è giornata, ci va tutto storto.

Però ormai siamo in piedi e quindi cerchiamo di organizzarci. Ci mettiamo d’accordo sul provare a prendere un taxi per l’andata e al ritorno ci penseremo poi una volta arrivati là; stabiliamo un budget massimo di 200 yuan (25 euro) e chiediamo al primo taxista fuori dalla stazione.
Gli chiedo quanto vuole e lui mi dice.. 170 yuan.. io faccio la mia solita faccia sorpresa ed indignata e gli dico che è troppo.. e dopo una rapida contrattazione arriviamo a 150.
Nell’oretta di tragitto crolliamo nel sonno e ci svegliamo solo quando siamo quasi arrivati.

Arriviamo e capiamo come mai il Qingcheng è una delle mete preferite dagli abitanti di Chengdu per il weekend; nonostante la presenza di molta gente il posto è veramente tranquillo, la natura, il camminare in mezzo al verde, il laghetto e la pace dei diversi templi rendono veramente piacevole la camminata.
L’unica cosa è il costo d’ingresso, pazzesco per gli standard cinesi; ma almeno i biglietti d’ingresso sono belli, sembrano quasi delle cartoline con raffigurate le immagini principali dell’attrazione.. da conservare!
Comunque noi siamo partiti vestiti da montagna, sembravamo quasi due testimonial della North Face, però le gambe in salita risentono della fatica dei giorni precedenti e soprattutto del sabato sera appena passato; così quando veniamo superati da una ragazza in infradito capiamo che per arrivare alla vetta non possiamo contare sulle nostre gambe ma dobbiamo appoggiarci alla traghetto prima e alla funivia dopo.
In questo modo arriviamo a metà montagna e da qui iniziamo il nostro percorso a piedi.
Notiamo subito alcuni punti di sosta che sembrano usciti da un dipinto, i tetti sembrano fatti sulla falsariga di quelli della Città Proibita e alcuni anziani si riposano parlando e ascoltando il rumore di un fiumiciattolo lì vicino.
Salendo il nostro ritmo migliora, superiamo alcuni venditori ambulanti di frutta e attraversiamo i diversi templi che si propongono a noi.
Anche questi cambiano man mano che saliamo, quelli in basso più che a un ruolo religioso assomigliano a dei moderni bazar dove i cinesi comprano un po’ di tutto… statuette, candele, nastri rossi e braccialetti; invece in quelli più alti son meno sfarzosi ma sicuramente più dedicati alla preghiera.

Qui poi facciamo forse uno dei migliori pranzi fatti finora; a metà scalata, dietro a un tempio, vediamo un’antica struttura.. facciamo un giro e troviamo un mini bar dove vendono acqua e altre bibite, osserviamo meglio per trovare qualcosa da mangiare e notiamo una sala con dei tavoli e una cucina.
Ci avviciniamo e proviamo a chiedere alla signora cosa si può mangiare; ovviamente lei non parla inglese e ci da un menu scritto solo in cinese.. rimaniamo un po’ perplessi finchè non ci porta in cucina e ci dice di dirle cosa volevamo.
Con piatto in mano le indichiamo dei noodles, diverse verdure e altri condimenti che consegniamo al cuoco che ce li spadella in tempo reale.
Insieme a questo prendiamo anche la classica ciotola di riso bianco da un grande contenitore in legno.
Mangiamo così il nostro pasto, con il verde tutto intorno e la tranquillità del luogo in ambiente modesto ma piacevole, forse in uno di quei posti che si sognano prima di partire per un viaggio del genere.
Ps. Il tutto ci è costato 50 yuan in 2, quindi 3 euro a testa.

Rifocillati, riconquistiamo le energie e arriviamo facilmente in vetta; superiamo anche dei cinesi sudatissimi in canottiera (che va molto di moda) e ci godiamo questo spettacolo.
Sotto di noi si vede solo la strada che ci ha portato qui, tutto il resto è avvolto nella nebbia, sembrava quasi di essere sopra una nuvola e alla sensazione di magia e mistero si unisce quella di misticismo.
Sentiamo l’odore dell’incenso delle candele e a colpirci, più che il tempio, sono i tantissimi nastri rossi appesi un po’ ovunque.. sulle scale, sulle piante, sui tetti, questi nastri di un rosso accesso sono i desideri o le speranze di tanta gente che è arrivata qui prima noi.. rimaniamo senza parole.
Scendiamo con una soddisfazione e una pace interna pazzesca e pensare che qui non dovevamo neanche venirci.
La discesa la facciamo tutta a piedi, niente funivia e il percorso ci porta praticamente in mezzo a un bosco e a fare il giro del laghetto prima di arrivare alla fermata degli autobus.

Ora si pone il problema del rientro a Chengdu.
Seguendo la Lonely rifiutiamo le varie esose offerte di taxisti improvvisati e prendiamo il bus che ci porterà dall’ingresso della montagna alla cittadina poco distante.
Arriviamo alla stazione dei treni e cerchiamo di vedere se c’è un posto sul treno veloce, ma è tutto pieno e i primi posti ci saranno solo dopo 3 ore.
Così torniamo alle fermate degli autobus e proviamo a chiedere alla gente il primo bus per Chengdu.
Grazie all’aiuto di una giovane ragazza compriamo il biglietto e aspettiamo il nostro mezzo.
Lentamente fa buio, intorno a noi tutta gente del posto che pazientemente aspetta.
E’ curioso che prima di salire l’addetto che ci aveva venduto il biglietto ci fa mettere in ordine e in fila.. i primi a salire saranno anziani e le donne con bambini piccoli in braccio e dopo si procede in ordine d’acquisto del biglietto.. praticamente chi prima ha comprato il biglietto ha diritto a salire e a scegliersi il posto preferito.
Anche qui, come a Xi’an, gli ultimi vengono fatti sedere su dei sgabelli messi in mezzo nel “corridoio” del bus.

Dopo 1 ora veniamo mollati in periferia, al capolinea, però c’è la metro e con questa rientriamo in ostello.
In ostello ci rilassiamo un po’, poi è domenica sera e, anche volendo, non ci sarà niente di interessante da fare.
Andiamo allo Shamrock giusto per mangiare un buona bistecca e una birra fresca.. oltre a noi c’è poca gente, qualche faccia già vista che guarda le partite di calcio alla tv e basta; così finito di mangiare torniamo subito a dormire.

Prima di spegnere la luce in ostello, buttando giù le sensazioni odierne, ho riflettuto su come sia dura per un occidentale lavorare qui in Cina, in un ambiente totalmente differente da noi e che alla fine si è quasi costretti a cercare un luogo famigliare e a cercare il contatto con gente che è nella tua stessa situazione.. sicuramente non è facile.

Vabbè, domani mattina si dorme un po’ di più, lasceremo l’ostello per l’Emei Shan.. buona notte

domenica 13 gennaio 2013

La mia Cina - parte 5

19 ottobre – Xi’an e arrivo a Chengdu

Siamo in aeroporto, son le 16 e stiamo per imbarcarci; tra poche ore arriveremo nella terza tappa di questo viaggio, cioè Chengdu e lo Sichuan.
Quello che ci aspetta dovrebbe essere la parte meno turistica del nostro tour o comunque quella incentrata più sulla natura e sulla religione, dove speriamo di riuscire a vivere un po’ della vera Cina, quella che forse sta scomparendo o che più probabilmente quella che è il cuore di questo immenso paese e non la facciata da proporre al mondo esterno.

Questa mattina siamo riusciti a vedere un po’ della Xi’an diurna, alla fine penso che star qui un giorno in più sarebbe stato un po’ sprecato visto che le cose più importante le abbiamo viste tutte.
Dopo la serata con Mike la sveglia è comunque suonata presto (con le canzoni italiane dolcissime e un rispolverato Massimo di Cataldo) e così alle 8 e mezza siamo già a fare colazione da Starbucks.
Come prima cosa prendiamo il taxi per andare a vedere la Pagoda della Grande Oca Selvaggia.
Prima di entrare all’interno del complesso facciamo una bella passeggiata intorno alle mura e alla bella fontana d’acqua che sembra quasi indirizzarci lo sguardo verso la Pagoda.
Intorno a noi si sviluppano situazioni e visioni a cui pian piano iniziamo ad abituarci, lo choc iniziale avuto i primi giorni a Pechino è sostituito da quella curiosità e dalla voglia di approfondire meglio quello che ci circonda.
Per esempio i cartelli fatti a cartone animato al di fuori dei cantieri in cui si denuncia la corruzione e chi la compie (nonostante la Cina dal punto di vista delle mazzette sia messa come noi Italia), oppure il solito alternarsi di auto modernissime ai carretti pieni di merce.
Ma le sensazioni migliori, come sempre, ce le fornisce l’incontro con la gente.. la richiesta di far foto con loro, il continuo sputare per terra che non smette mai di sorprenderci oppure il giovane poliziotto che, usando le uniche due frasi d’inglese che conosce, si avvicina a noi e ci stringe la mano con forza inaudita, probabilmente perché gli hanno detto di non mostrarsi debole con gli stranieri.
Questi sorrisi e questa semplicità son cose che mi porterò sempre con me.

Sempre intorno alle mura notiamo una cosa simpatica, tutti i bambini piccoli (intorno ai 2 anni) indossano dei pantaloni con il retro tagliato e praticamente girano con il sedere all’aria.. niente pannolini, se devono fare i loro bisogni si siedono e tac, son già pronti a fare tutto.. pazzesco!
Entrando nel complesso della Pagoda facciamo il nostro ingresso nel mondo religioso Cinese, vediamo i primi Buddha, sentiamo per la prima volta l’odore dell’incenso e delle candele ed osserviamo le prime persone intente a pregare.
Poi oltre alla bella Pagoda (alla fine, siamo andati lì per vedere quella.. anche se poi è quasi passata in secondo piano) ci sono dei tranquilli giardini dove passeggiare e rilassarsi.
Qui incontriamo una coppia di arzilli anziani spettacolari, il vecchio quando ci vede a far una foto inizia a ridere come un pazzo ed indicarci alla moglie.. non so che avevamo di comico, però rideva a crepapelle.
Ovviamente abbiamo finito a far le foto con loro e altre ragazze che ci hanno pedinato per 5 minuti prima di avere il coraggio di chiedercelo.
Un’altra cosa che ci ha colpito è vedere tanti turisti cinesi un po’ su d’età, si vede che c’è stata un’apertura al turismo e al viaggiare all’interno del paese.. ed è bello vederli sorridenti ed entusiasti.

Prima di andare in aeroporto siamo tornati nella zona centrale, all’interno delle mura.
Abbiamo visto di giorno la Torre della Campana e la Torre del Tamburo e finalmente siamo entrati nel vivace quartiere mussulmano.
E’ una tappa fondamentale in quanto è praticamente un mercato a cielo aperto ed è un casino assurdo.. pieno di venditori di cibo, profumi di ogni tipo, clacson continui, biciclette e motociclette che sfrecciano tra la folla sfiorandoti, visi della gente, sorrisi di belle ragazze, cuochi che battono la pasta sul tavolo, pentoloni su fornelli a gas, cinesi che si abbuffano di noodles, venditori di souvenir.
Così dopo qualche acquisto ne abbiamo approfittato per fare un ricco pasto.
Ovviamente ci siamo intesi con le giovani cuoche a gesti; le ragazze che non smettevano di ridire e qui comunque abbiamo mangiato ottimi noodles e una specie di formaggio piccante.

Il tragitto verso l’aeroporto ci mostra di nuovo il prezzo dell’ammodernamento, palazzoni e ciminiere si alternano fino ad arrivare al modernissimo e gigante aeroporto di Xi’an.
Pazzesca una scena vista in autostrada; mentre sfrecciavamo a 100 km/h, sulla corsia di sinistra c’era un addetto alla pulizia che spazzava il muretto di delimitazione.. ma il bello è che non era né segnalato né aveva dei ripari dalle auto in corsa.

Ma mi è piaciuta Xi’an?
Se Pechino è iperattiva qui non è da meno; forse è meno curata o pulita, ma quello che mi è piaciuto è stato il contatto con la vita reale visibile nei mercati e non centri commerciali moderni che stanno sorgendo come funghi.
Capisco quella voglia di nuovo ma spero non si tramuti in una brutta copia dell’Occidente, come potrebbe essere una finta borsa louis vuitton.
Mi emoziona ricordare i saluti delle persone, quella timidezza che viene superata per cercare un contatto che prima era proibito.

In questo momento penso che l’importante spesso non siano tanto le cose da visitare o da vedere ma il modo in cui ci si arriva e a come si vivono i momenti necessari per raggiungerle.

**
Che serata!
L’arrivo a Chengdu non poteva essere più sorprendente.
Sto aspettando che Teri esca dalla doccia per iniziare la visita della città; son le 8 di mattina e siamo carichi più che mai.

L’aereo che ci fa lasciare Xi’an è arrivato con 1 ora di ritardo, quindi i nostri programmi di muoverci con calma per poi affrontare il venerdì sera della capitale dello Sichuan son un po’ accellerati.
Sull’aereo (strapieno come tutti i mezzi di trasporto presi finora) eravamo vicini a una giovane americana che è in Cina per insegnare inglese e ad imparare il Cinese e così parlando con lei il tempo del volo scorre velocemente.
Con Alice dividiamo anche la corsa in taxi verso il centro città e quando scende al suo alloggio mi lascia il numero di telefono.

Il viaggio in taxi per me non è stato piacevole in quanto il taxista, per far stare 3 valigie nel portabagagli, si è messo a fare un gioco di incastri lasciando che la mia avanzasse mezza fuori e con il portellone aperto che continuava a fare su e giù.
Così quando sfrecciava a 100 km/h in superstrada o si metteva a fare le curve alla Starsky e Hutch avevo sempre paura che la valigia venisse lanciata da qualche parte.
Un viaggio terribile!
Comunque arrivando al nostro ostello notiamo che la città è veramente gigante; prima di questo viaggio devo ammetterlo che Chengdu non l’avevo mai sentita nominare e ora invece ci troviamo qui.. incredibile.

Trovato l’ostello (molto bello!), facciamo il check-in, doccia e siamo subito pronti ad affrontare il venerdì sera.. presi e subito buttati nella mischia.
Andiamo a piedi nella vicina piazza centrale; Mao ci osserva e con il braccio alzato sembrava quasi indicarci la via, intorno a lui è tutto pieno di grandi grattacieli moderni ed in giro c’è parecchia gente; qui son sorprendenti i cantieri di nuovi e sempre più alti palazzi, lavorano 24 ore al giorno incuranti del rumore che producono.

Però riscontriamo subito due problemi… primo che in centro, a parte le solite catene occidentali, non c’è un ristorante dove mangiare e secondo, che prendere un taxi all’ora di punta è peggio che vincere al superenalotto.
Camminiamo, cerchiamo taxi liberi o un posto dove mangiare qualcosa di locale, ma niente.. siamo bloccati e un po’ sfiduciati; solo il costante passaggio di belle ragazze ci da la forza di continuare.

Alle 9 di sera, quasi per caso, abbiamo la fortuna di finire al mercato del pesce.
I banchi di pesce fresco sembrano quasi un miraggio e in due minuti siamo già seduti ad un tavolino pronti a mangiare.
Ordiniamo un po’ di cose, granchi, seppie, gamberetti, riso.. tutto accompagnato da birra locale.
Presi dalla fretta dimentichiamo che lo Sichuan è famoso per la sua cucina piccante, la più piccante della Cina.
Così quando ci arrivano i piatti le cose ordinate sono in mezzo a peperoncini rossi, peperoncini verdi e il terribile pepe dello Sichuan.
Prendiamo ancora più riso, gamberi e birre per buttare giù qualcosa.. ma a fine cena ho la bocca a dir poco anestetizzata.

Passata l’ora di punta siamo riusciti a prendere un taxi e a farci portare nel lungo fiume nella via dei locali.
Effettivamente il posto è pieno di bar però la situazione era fin troppo tranquilla, tutti seduti al tavolo, qualcuno che cantava al karaoke, era anche difficile poter interagire o conoscere qualcuno.
Anche qui ci son stati i 5 minuti di delirio quando è partita la canzone Gangnam style… ma delirio vero..
immaginate la situazione; prima tutti seduti a parlare tra di loro, voce bassa, un po’ di musica di sottofondo, classica situazione da dopo cena feriale… quando parte la canzone, gente che sale sui tavoli, tutti che ballano e cantano, alcuni si danno pacche sul sedere… e poi quando finisce, la gente che torna tranquilla seduta a bere la loro birra..

Niente, la zona non ci convince e ci tocca andare al pub irlandese Shamrock.
Arriviamo verso mezzanotte e il locale è ancora abbastanza pieno.. c’è un misto tra cinesi e occidentali probabilmente lì per lavoro.
Tra gli altri riconosciamo Chuck Norris, De Jong del Milan e Kurt Cobain giovane.
Facciamo un paio di giri di birra e vediamo com’è la situazione fino a quando non arriviamo a bordo pista.
Teri mi suggerisce di lanciarmi su 3 spagnole scatenate, io guardo Chuck Norris.. sta parlando con una cinese e penso, se Chuck ha scelto le indigene ci sarà un motivo.
Così distraggo Teri con la famosa mossa Kansas City (“guarda un po’ là”) e mi avvicino a una bella cinese che sta ballando da sola.
Fatto sta che passiamo la serata lì e lasciamo lo Shamrock verso le 3.
Certo un’accoglienza migliore Chengdu non poteva darcela.


20 ottobre – Chengdu

Quando abbiamo programmato il viaggio avevamo deciso di stare a Chengdu per 6 giorni in quanto l’idea originaria era di fare un bel giro della provincia dello Sichuan.
Infatti volevamo avvicinarci ai piedi dei monti Tibetani, arrivando fino a Tagong, procedere poi per il monte sacro Emei Shan ed infine vedere il Buddha gigante a Leshan prima di tornare nella capitale.

Purtroppo pochi giorni prima di partire, il nostro contatto in loco ci segnala che la strada per Tagong è in rifacimento e quindi in così poco tempo non avremmo potuto raggiungerla.
Ci siamo trovati quindi a ridisegnare il tutto, rinunciando alla trasferta in auto fino a Tagong ed optando per raggiungere direttamente l’Emei Shan in bus.
Con questa soluzione però finiamo per avere un giorno vuoto a disposizione senza sapere come riempirlo.

E questa mattina, dopo un lento e tranquillo risveglio, durante la classica colazione da starbucks, ci mettiamo a leggere le guide e a cercare qualcosa di interessante da fare per domani.
Qui Teri pesca il jolly, ecco una meta non troppo distante e che sembra interessante, domani andremo al Qingcheng, una montagna taoista!

La giornata odierna quindi è stata dedicata alla visita di Chengdu.. e devo dire che mi ha sorpreso enormemente.
E’ una città che ha parecchie cose interessanti, forse nessuna da lasciar a bocca aperta però così abbiamo potuto vivere un città non turistica e che quindi si presenta reale, senza filtri.

Ovviamente siamo partiti dalla piazza principale, la Tianfu Square.
Di giorno fa un effetto molto diverso da quello avuto ieri sera, la modernità è ancora più marcata, ovunque ci giriamo vediamo grattacieli a vetri e palazzi altissimi e i nuovi cantieri non smettono di lavorare.
In mezzo a questo contesto, sembra ancora più piccola la statua di Mao; mi piace immaginare a come fosse questa piazza solamente una 20ina di anni fa, con lui che spiccava sopra le case basse e ora invece che viene sovrastato dalla modernità e dalla corsa cinese verso il futuro.
Sicuramente, vedesse tutto questo, non ne sarebbe contento.. anzi, si sta proprio affermando tutto quello che aveva combattuto in passato.
In piazza, ormai come da abitudine, veniamo fermati per fare le foto con i passati di turno e ci accorgiamo ancora di più come alcuni ce le facciano di nascosto.. è una situazione in cui non son mai stato, molto particolare.

Da qui poi siamo andati al vicino People’s Park; è sabato e siamo stati più che fortunati.
Il parco è pieno di gente, è un giorno festivo e le famiglie si riversano in massa per potersi rilassare o passare del tempo.
Passeggiando nel parco diverse situazioni si offrono a noi.. vecchi e giovani che ballano al ritmo di musica sparata da casse a volume altissimo (spettacolare la sfida generazionale.. un vecchio che balla di fianco a quello che potrebbe essere il nipote fino a quando uno dei due non molla); gente con vestiti tipici che cantando e sventolando bandiere rappresentano qualche situazione storica particolare; vecchi che scrivono l’antico cinese sul pavimento usando acqua come inchiostro; bambini che giocano con i genitori.. chi disegna, chi va sulle giostre, chi pesca i pesci rossi nel torrente; giovani coppie che affittano la barca e remano nel laghetto artificiale; venditori di zucchero filato e altre schifezze simili; belle ragazze che si fotografano nel giardino botanico; servizi fotografici con spose o modelle..
E’ stata una passeggiata bellissima, nella Cina reale ed attuale, quella dove la gente preferisce andare al parco con famiglia e bambini piuttosto che andare per centri commerciali.. la Cina dove vince ancora la semplicità.
Sempre nel parco ci siamo seduti in una sala da Tè.. tavolini all’aperto, vista del laghetto, molto molto rilassante.
Proviamo due tipologie di Tè, lo Jasmine e lo Pu’er; ci portano le nostre tazze contenenti le foglie di Tè scelte e due termos con l’acqua calda, sopra la tazza poi c’è tipo un piattino che è da spostare quando si beve, in modo che le foglie non entrino in bocca.
In questo momento di relax poi non ci siamo fatti mancare la classica pulizia dell’orecchio da parte di alcuni personaggi che si aggirano con strani strumenti.. troppo comici.
Parlando con Teri concordiamo anche su quanto sia abbastanza snervante non riuscire a farsi capire dalla gente.. all’inizio è divertente però alla lunga diventa quasi logorante; anche nei posti occidentali tipo Pizza Hut o Starbucks la conoscenza dell’inglese è rara o comunque molto terra terra.
A metà pomeriggio abbiamo invece cambiato un po’ location, a piedi abbiamo raggiunto un altro parco, il Culture Park.
Nel tragitto ci siamo anche fermati a vedere alcune persone che giocavano a mahjong appoggiati su una cassa di plastica rovesciata, lì a bordo di un marciapiedi fuori da un negozio di vestiti economici… e tutto questo in netto contrasto con lo sfarzo e i negozi “finti antichi” di perle e tè presenti nella vicina Qintai Rd.
E’ proprio vero che in questo paese basta voltare l’angolo e non sai mai che cosa troverai, una via dismessa o una zona ristrutturata e costosa… è tutto una sorpresa.
Al Culture Park riviviamo le stesse scene del parco precedente, forse con più calma e con meno gente.. ma il nostro obiettivo era il monastero taoista lì vicino.
Lo giriamo con calma, godendo della pace e della tranquillità presente.. In questo monastero si susseguono le figure di diversi imperatori e la gente prega o fa Tai Chi nell’assoluto silenzio.
Non senza difficoltà, verso le 6 di sera, troviamo un taxi per andare nel quartiere tibetano, il Wuhou District.
Bè, delusione assoluta! Praticamente è un quartiere totalmente ristrutturato, dove le strutture hanno le forme tipiche delle case tibetane, però son modernissime e contengono solo negozi di souvenir e di cibo.
Tra l’altro il quartiere era preso d’assalto dai turisti e si faceva fatica anche a camminarci in mezzo.
Non capisco, alla fine sembra che qui in Cina basta ricostruire una zona o un tempio uguale a quello storico per farne diventare un’attrazione turistica; ma si vede che è tutto finto, senza personalità.

Cercando di uscire dal quartiere ci facciamo trascinare dalla folla e iniziamo a stuzzicare dai vari venditori di cibo.. ravioli, frittelle e spiedini hanno l’effetto di farci venire ancora più fame e così optiamo per una scelta strategica.. andare a cena e poi tornare in ostello a prepararci per la serata.